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Sto rileggendo
Se questo è un uomo di Primo Levi

scritto tra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz, dove l’autore era stato rinchiuso dalla fine del 1943 e pubblicato per la prima volta nel 1947.
Casualmente sto rileggendo il libro ‘Se questo è un uomo’ già letto al tempo del liceo
la ragione che mi fece acquistare il libro fu il mio amore per la chimica nn so dove avevo sentito che Levi era un chimico cosi questa simpatia per una scienza mi fece vincere la repulsione
di leggere un testo raccomandato caldamente
anche oggi rifiuterei di leggere testi caldamente consigliati
so che il più delle volte si sbaglia a far cosi
ma il senso della libertà è cosi radicato in me da evitare accuratamente
caldi consigli culturali

l esperienza dei lager è già stata cosi ben sviscerata da molti che nn mi sento di dire nulla di più
di quello che gi’ ci sembra di conoscere anche se ogni anno si vengono ad aggiungere nuovi particolari

le pagine rilette in questi gg mi fanno sentire nn so il perché e nemmeno potrei indicare i motivi a livello conscio
di una similitudine sempre più stretta tra quel tempo e il ns tempo presente
ho in me una sensazione sempre più intensa quasi una premonizione che il mondo del tempo presente stia diventando il/un
lager totale
il mondo oggi definito globalità è cosi complicato e vario
ma anche cosi deve sottomettersi all unisono ed integralmente a poche regole
ma feree ed indiscutibili (questa sarebbe la piu grande critica che rivolgo all economia )
le regole del tutto deve assomigliarsi nell orrore
dove tutto e tutti diventano merci (REIFICAZIONE) e dove il lavoro
diventa principale mezzo di controllo dell individuo
cosi oggi il mondo si sta o è gia trasformato
un/il luogo dove poche menti si trovano ad amministrare un ingiustizia programmata economicamente
nn dico che esista un progetto chiaro e lucido come accadde per il nazismo
ma dico certamente
che una concatenazione di eventi ha reso possibile che cio accadesse nella pratica
e
nn dico che questo sia irreversibile o irreparabile
ma dico che la direzione in cui il mondo si sta dirigendo a velocità sempre maggiore
è molto simile
a quella del campo di sterminio dove il lavoro (strana similitudine) rappresentava il simbolo di una possibile (remota)
libertà futura
cosi anche oggi il lavoro è divenuto la discriminante delle sorti degli individui nella scala sociale
e come allora coloro i quali per motivi di salute o altro nn potendo rendere al lager il loro contributo lavorativo venivano percepiti e fatti percepire dagli stessi colleghi di sventura
dei pesi inutili e dannosi
delle sanguisughe
dalle quali era utile separarsi per nn dover dividere con essi cibo spazio e risorse o solidarietà
un
idea insostenibile nella società competitiva
prese le debite proporzioni nel ns presente nn siamo molto lontani

oggi le pensioni ormai misere e ricevute quasi in punto di morte
nn sono forse che la residua speranza di quella libertà promessa e riassunta nel motto
campeggiante all entrata dei lager
“Arbeit macht frei”
il lavoro rende liberi