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Il poeta americano Ezra Pound produsse in Italia la parte fondamentale della
sua opera, poetica
in ciò fu anche acuto indagatore dei fenomeni monetari ed economici.
Zona d’ombra affascinante,
sconosciuta al pubblico ed agli accademici, i quali hanno malamente nota l’invettiva contro

l’ “Usura”
nel 45° dei Cantos
Pound scoprì – scavalcando Marx nell’indagine sul capitalismo – che il denaro è di chi lo emette perché, con tale funzione, lo addebita [mentre dovrebbe accreditarlo, n.d.r] allo Stato ed ai cittadini.

Concessione deputata dallo stato da 3 secoli (fondazione della Banca d’Inghilterra, 1696), con rinuncia alla sovranità monetaria. Debito dei cittadini per titolo (il denaro) che appartiene a loro, con aggiunta del “tasso”, stabilito da banche e non dal governo statale. Osservazione da Pound manifestata a Mussolini il 3 gennaio 1933, al quale il Poeta indicò il sistema di “non far pagare le tasse ai cittadini, tassando il denaro alla Banca Centrale al momento dell’emissione”, in luogo di bollo virtuale riscosso in misura simbolica. Il Duce fu stupefatto; raccolse definitivamente le indicazioni poundiane il 23 maggio 1943, ma dopo due mesi la catastrofe italiana vanificò l’applicazione del suggerimento.

Lo scorso 3 gennaio Francesco Cossiga (il Sole-24 ore) addebitò ad Einaudi, Ministro del Tesoro nel secondo dopoguerra, l’avvio della cessione della sovranità monetaria statale a BankItalia, preceduto da crescenti denunzie sulla stampa di Giorgio La Malfa e di chi scrive, che le palesò anche in RAI-TV “Report” sette anni prima.

Il recente dissidio, in componibile, tra il Ministro italiano dell’Economia ed il governatore di BankItalia (anche per l’euro, ibrido di proprietà della Banca Centrale Europea, consorzio di banche “private” comunque non democraticamente espresse) è cardine, reso di oscura intelligibilità, del momento di crisi che viviamo. Perché il denaro è, in realtà, di banchieri estranei agli interessi dei cittadini, sempre “stranieri, senza patria”, come Pound, unico al mondo, osservò, pagando di persona con 13 anni di manicomio criminale nella propria patria, la rivelazione.
di Antonio Pantano
(Pubblicato il 26 febbraio 2004 sul quotidiano “ROMA” di Napoli).