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Il fratello di Epimeteo, Prometeo,
(come visto nel post di alcuni gg fa’ ) cerca di soccorrere gli uomini donando loro il fuoco e il sapere tecnico

(entechnos sophia)

grazie a questo dono gli uomini sviluppano linguaggio, cultura e religione: doti, quindi, non “naturali” ma “culturali”

dopo poco tempo si accorgono di vivere ancora isolati perche a loro manca l arte politica
e dunque della capacità di mediare e di coordinare le esigenze individuali e sociali.
Deve intervenire Zeus in persona, per dare a tutti gli uomini

aidos e dike

cioè pudore (come capacità di vergognarsi) e giustizia.

Le virtù tradizionali del cittadino quali sono ?

Socrate cerca di condurre Protagora ad una argomentazione dialogica, chiedendogli se giustizia, temperanza, santità sono parti dell’unica virtù, oppure sinonimi di un’unica realtà.
Protagora risponde che sono come la parti di un volto, cioè parti di un intero qualitativamente differenti e coordinate fra loro, e non come le parti dell’oro, che differiscono fra loro solo quantitativamente.
Socrate replica che, se è così, allora ogni parte della virtù è diversa dall’altra e si può avere una parte senza avere l’altra. Per esempio si può essere coraggiosi senza essere sapienti. Oppure, per fare un altro esempio, la giustizia può entrare in contrasto con la pietà religiosa: la giustizia può essere empia e la santità ingiusta. Questa conclusione andrebbe a scardinare la morale politica della città, con un conflitto “fra virtù” simile a quello della tragedia sofoclea Antigone.