Select Page

La comunicazione del sapere

All’inizio del dialogo, Protagora aveva affermato che la sofistica è un’arte molto antica, risalente addirittura ai poeti antichi Omero, Esiodo
il sofista, come il poeta, non fa che esprimere e tramandare (vendere) un sapere comune.

il sofista non conosce nulla più di quanto già conoscono tutti, ma la sua arte consiste nel saperlo esprimere ed insegnare meglio degli altri. La garanzia della sua competenza è solo la sua eccellenza personale.

A questo punto Socrate, che era stato ad ascoltare il lungo argomento di Protagora, lo interrompe, osservando che alcuni oratori pubblici sanno fare lunghi e bei discorsi ma, come libri, se venissero interrotti e li si interrogasse, non saprebbero rispondere, né a loro volta porre domande.
Come nel Fedro, Socrate sembra pensare che un sapere comunicato monologicamente, sottraendosi al dialogo, sia un morto nozionismo, se non addirittura un esercizio di potere.

Socrate prosegue ponendo un altro problema chi compie un atto ingiusto agisce da saggio?

Protagora risponde che personalmente si vergognerebbe di affermarlo, ma che molti sostengono una tesi simile, e cioè che si può commettere ingiustizia e comportarsi saggiamente, quando se ne ricava dell’utile.

“in effetti il bene è qualcosa di svariato e multiforme….”
Una logica di questo genere si trova, per esempio, nel dialogo degli Ateniesi con i Melii riportato da Tucidide

Socrate interrompe Protagora, chiedendogli ironicamente di spezzare i suoi lunghi discorsi, altrimenti, a causa della sua scarsa memoria, egli non riesce a seguirlo.

Questa interruzione è importante: Socrate pone il problema del potere nella comunicazione del sapere. Se il sapere è qualcosa che è oggetto di competizione – se si deve fare a gara a chi è il miglior sofista, per esempio – inevitabilmente verrà scelta la modalità di comunicazione più vantaggiosa per chi parla. Il discorso lungo e monologico è un espediente ottimo se si vuole mettere a tacere l’avversario, e rendergli difficile seguire – e criticare – i nostri passaggi logici. Una comunicazione funzionale al potere prediligerà, pertanto, la “macrologia” monologica, ossia una argomentazione ampia, diffusa e non “interattiva”.

Protagora è un sofista: uno che vende il proprio sapere in un regime di libera concorrenza. La sua comunicazione deve essere intrisa di una logica di potere e di monopolizzazione del tempo e dell’ascolto del suo pubblico: non potrebbe permettersi – neppure economicamente – di valersi del principio dialogico, che è collaborativo e critico. Se il sapere deve essere venduto, chi discute con noi è giocoforza o un concorrente o un cliente, e non un nostro pari nella ricerca della conoscenza.