Archive for May, 2007

il mio dentista mi ha detto ”credevo lo sapessi che..”

Tuesday, May 8th, 2007

Il dentista da cui vado è un grande luminare + ricercatore universitario specializzato Odontoiatra e Ortodontista
e nn so che altro ancora
in + per mia fortuna è buon collezionista d arte contemporanea
cosa che mi ha reso suo cliente affezionato
è stranamente quasi senza denti in bocca
erano anni che nn vedevo persone con pochi denti
specialmente tra i professionisti e/o borghesi

nn lo avevo mai notato per via della mascherina sempre presente per igiene
ma l altro giorno parlando nel suo studio seduto su un elegante poltrona in cuoio
che ti fa capire perchè i dentisti sono cosi costosi
notai che aveva pochissimi denti
nessuno mi poteva frenare dal chiedergli il perché
sarebbe come se
un carbonaio che rimane al freddo
o
un abitante della Groenlandia che si compra il ghiaccio
cosi lui forse preso alla sprovvista mi dice a figuriamoci
”io nn mi fido dei dentisti”
in quel momento fui percorso da un brivido
pensando a tutte le riparazioni fatte in questi
anni + le dosi di raggi Rx + otturazioni e anni prima
addirittura amalgama di piombo che è un veleno a tutti gli effetti
mercurio +piombo arsenico e argento
la scienza ti rassicura che adesso nn lo fanno di che vi preoccupate
e per coloro che ce l hanno in bocca buona fortuna


carie dentaria


queste negli anni le ho fatte tutte sostituire da una sana resina
almeno questa è inerte (speriamo)

e lui continuando mi dice
”preferisco nn averne piuttosto che averne in bocca devitalizzati
” ma tu me ne hai devitalizzati 2 in questi anni ” dico io
”certo ma credevo tu lo sapessi”che il dente una volta devitalizzato muore e si ingiallisce in poco tempo
poiché nn è più irrorato dal sangue tra coloro che li devitalizzano
c’e un percentuale del 30 % granuloma che si cura con gli antibiotici
se il granuloma fosse recidivo e qui siamo al 90 % dei casi dal primo fatto infettivo
si deve asportare chirurgicamente la radice
”infatti io di radici in bocca nn ne ho” dice il dentista
”preferisco cosi’ i denti devitalizzati sono una continua fonte di latente infezione ”
in questi giorni
sto pensando che sarebbe meglio nn avere in bocca denti morti
o devitalizzati e se mai farsi asportare subito la radice ed evitare infezioni
e altre menate poco salutari
ma mi chiedo chi di voi sapeva che i denti devitalizzati portano infezioni e che sono il serbatoio i batteri che si trasferiscono in tutto il corpo ?
i denti morti diventano gli hotel dei batteri vagabondi e forse di virus tutti sparsi nei cunicoli delle fibra dentale
(si dice cosi?)
infatti leggevo tempo fa che un dente devitalizzato se rotto dal suo interno
ne esce un lezzo cosi pestilenziale da ammorbare una stanza
ma chi ha mai parlato direttamente con un dentista ?
credo pochissimi
perché questi sono i loro segreti
ogni settore della medicina ne ha mille di segreti tutti in funzione nn della salute ma dell incasso che il cliente gli fornirà nel tempo
una specie di vitalizio
certo nn tutti sono artisti
e nn tutti sono dottori
buona fortuna

La fascia porta bebè non è un marsupio ed è made in Italy by Italian

Sunday, May 6th, 2007

La fascia porta bebè non è un marsupio ed è made in Italy by Italian
penso sia giusto da ricordare
penso sia giusto da sottolineare
credo sia importante comprendere
che la riscossa verso un nuovo modo di pensare il mondo possa partire
anche dalla progettazione e dallo sviluppo di un idea (antica)
rivisitando un disegno originale
il nome inglese è baby-sling
tutto fatto da una donna italiana
il suo sito che è un blog si chiama Anilina.org
madre di una bambina di quasi 3 anni che fino da prini mesi di vita grazie alla fascia porta bebè è potuta stare vicino
alla madre senza che questa vicinanza impedisse alla madre stessa di avere le mani linere
molte ricerce in rete nei siti Usa
molti modelli proposti ma a quanto pare solo un a tutti i requisiti richiesti
sicurezza e praticità
cosi disegnando cucendo diverse volte si è arrivati ad un modello quasi perfetto e poco ingombrante

‘Gradipo’ la fascia porta bebè

che cosa è

La fascia porta bebè ‘Gradipo’
si adatta alla crescita del piccolo dalla nascita fino all’anno e mezzo e,
se ne avete voglia, anche oltre .



FASCIA PORTA BEBE anilina.org


…immaginate di tenere il vostro bebe’ in braccio, appena sotto il seno, ma senza sentirne il peso. Non e’ che pesi poi molto appena nato…


FASCIA PORTA BEBE anilina.org

allora immaginate di portare il vostro bebe’ piu’ grandicello a cavalcioni sul fianco….la fascia porta bebe’ risparmia le vostre braccia/polsi e vi permette di avere le mani libere! con questa fascia potete portare il bebe’ senza fatica per ore, le spalle non vi duoleranno, e la schiena non ne soffrira’ conseguenze.
Ma mettiamoci ora nei panni del bebe’. per lui/lei e’ esattamente come essere in braccio alla mamma! anzi, quasi come essere ancora nella sua pancia, raggomitolato vicino al suo cuore che batte, nel suo calore. non a caso e’ utilizzata diffusamente per i bambini nati prematuri, per ricreare la sicurezza avvolgente del ventre materno.
Alcuni vedendo il piccolo cosi’ raggomitolato chiederanno ” ma si sente bene li’ dentro….respira? ” Siamo tanto abituati invece agli orridi marsupi che nessuno si sogna di chiedere se il bambino sta bene con il naso premuto contro l’imbottitura, la testa incassata nelle spalle e le gambe penzoloni !


FASCIA PORTA BEBÈ anilina.org


e poi dalla fascia il neonato puo’ osservare cio’ che lo circonda da un’angolazione privilegiata. vedere il mondo, non un cielo sempre uguale con apparizioni-sparizioni di visi sconosciuti , nella solitudine di una carrozzina; e nemmeno la brutta fantasia ad orsetti di un marsupio commerciale. Per non menzionare quel siluro rigido blu-nero tanto in voga fino a qualche anno fa ( ora, grazie al cielo, se ne vedono meno). non solo e’ in grado di spezzare in due la schiena della mamma, ma e’ assolutamente costrittivo e , quel che e’ peggio, sembra una bara. Inoltre i pediatri concordano nello sconsigliare la posizione supina per il neonato, perche’ non favorisce il corretto sviluppo della schiena.

La fascia e’ molto sicura. questo e’ importante. Nonostante la semplicita’, il vostro bebe’ non puo’ cadere in alcun modo. e’ anche sicura per il corretto sviluppo della spina dorsale e del bacino, tanto che viene consigliata per i bimbi con la displasia dell’anca.

Esiste in due principali tipologie.
-regolabile
-non regolabile
entrambe semplici da costruire anche da soli, se si dispone di una macchina per cucire e di un po’ di pazienza. Altrimenti ci sono migliaia di siti che la vendono, solo che in genere sono molto cari.
per chi fosse interessato, il mio prezzo di base per una fascia non regolabile fatta su misura, stoffa inclusa, e’ di 30 euro, circa la meta’ del suo prezzo di mercato. Il prezzo di una fascia imbottita ai bordi ( che offre maggiore comfort) e’ di 35 EUR. altri dettagli sono forniti a chi mi contattera’ al seguente indirizzo mail mrs.desnos@gmail.com oppure al n di tel fisso 010252688
Se preferite farla da voi, sul sito “Jan Andrea – at home on the web” trovate delle istruzioni , fornite da una mamma, per una fascia regolabile modello classico, e’ un buon modello. Io personalmente non amo usare fasce regolabili, ma all’occorrenza posso realizzarne su richiesta.

VANTAGGI

Ritorno al grembo materno Un bimbo portato nella fascia riconosce il calore, il movimento, la sicurezza e i suoni che gia’ lo hanno accompagnato durante la vita intrauterina.

Niente traumi alla schiena la fascia si adatta al corpo del bambino, senza costringere la sua colonna vertebrale alla posizione supina. A differenza dei comuni marsupi e zaini, la fascia distribuisce uniformemente il peso del bebe’ sulla schiena della madre.

Vicinanza e sicurezza la fascia permette al bimbo di vedere e toccare la mamma da vicino, permettendo alla mamma di tenere piu’ a lungo in braccio il bebe’ senza affaticarsi.

Allattare con discrezione con la fascia ed una camicia potete allattare in pubblico: nessuno se ne accorgera’.

Crescita ottimale Un neonato che fatica a prendere peso puo’ beneficiare della fascia , avendo libero accesso al seno in qualsiasi momento ed essendo invogliato a mangiare dal profumo di latte della sua mamma.

Bimbi piu’ tranquilli I bambini portati nella fascia sono piu’ calmi e attenti quando sono svegli. L’uso della fascia riduce i pianti e i malumori, riducendo notevolmente i casi di coliche grazie al “massaggio” calmante che il bimbo riceve stando a contatto con la madre in movimento .

Senso di fiducia Portare un bimbo nella fascia lo predispone a crescere piu’ sicuro ed indipendente. Un neonato che sa che la madre e’ presente ai suoi bisogni, e che risponde alla sua richiesta di essere preso in braccio quando ne ha bisogno, si muovera’ con maggiore serenita’ alla scoperta del mondo che lo circonda non appena sara’ in grado di sgambettare.

MANI LIBERE! Anche i fratellini saranno meno gelosi di un nuovo arrivato quando vedranno che la mamma ha le mani libere per prendersi cura anche di loro.

Importante: ricordate che la fascia e’ un modo di portare che occorre imparare !
Ci vorra’ un po’ di pratica e di pazienza, ma presto infilarci il
bambino e partire sara’ un gesto automatico . Ricordate di cominciare
sempre le prove generali quando il piccolo ha mangiato, e’ riposato e
cambiato di fresco: sara’ piu’ facile avere successo da subito!

“Bello, ma…non mi ritrovero’ con un bimbo viziato se lo porto
sempre nella fascia?”

In realta’, e’ vero il contrario.Rispondere ai bisogni del neonato lo rassicura a riguardo dell’amore e della considerazione che avete per lui. Portare i bambini nella fascia aiuta a creare un forte legame (”bonding”), permettendo ai genitori di rispondere immediatamente ai bisogni del piccolo.”Viziare” il bambino significa invece trattarlo con negligenza . Il vostro bambino crescera’ sicuro di se’ e tranquillo se i suoi primi, urgenti bisogni saranno soddisfatti con amore.

” Al mio bimbo la fascia sembra non piacere! Si agita e piange. Sto forse sbagliando qualcosa?”

La maggioranza dei bambini ama la sensazione di essere portati nella fascia,ma per alcuni, specie se gia’ abituati al marsupio, ci vuole un po’ di tempo per fare l’abitudine. Se il bimbo si agita e piange nella fascia, ecco alcuni suggerimenti:

Cammina !

Se il piccolo si agita ed e’ nervoso nella fascia, uscite con lui per una passeggiata ,. Non aspettate che smetta di agitarsi per muovervi !
Il movimento ritmico lo calmerà e potra’ godersi il panorama.

Dagli il suo tempo…

Come ogni cosa nuova, anche la fascia richiede un minimo di abitudine.Se il neonato e’ solo un po’ agitato, lasciatelo nella fascia e aspettate a vedere se si calma, magari sbrigando intanto qualche semplice faccenda che possa incuriosirlo. Se il piccolo vi sembra davvero giù di morale, lasciate perdere: riproverete piu’ tardi, quando entrambi ve la sentirete. Alcuni neonati che non amano la fascia a 2 mesi potrebbero apprezzarla moltissimo a 3 mesi non appena sapranno tenere la testa diritta, e viceversa.

Rilassati !
Se sei nervosa, il bimbo lo sentira’. Se ti senti frustrata perché non riesci ad usare la fascia nel modo giusto, fai un bel respiro , oppure arrenditi e riprova in un altro momento in cui ti sentirai piu’
rilassata, cambiando magari posizione o mettendoti seduta sul tappeto per sentirti piu’ sicura mentre sposti il piccolo nelle diverse posizioni.

IL PARERE DEL MEDICO

“Per il bambino la posizione nella quale è tenuto nella fascia porta-bebé appare assolutamente corretta. Soprattutto va osservato che in confronto a quanto si verifica con il passeggino o con l’infant seat la postura appare più naturale. Inoltre con l’uso imprudente che a volte viene fatto dell’infant seat possono accadere incidenti (dovuti a rovesciamento o cadute dall’alto), che ovviamente con questo
porta-bebé non possono verificarsi.
La mamma sia fuori di casa che in casa ha il controllo più completo e costante della situazione e quando esce di casa non deve preoccuparsi di condizioni metereologiche sfavorevoli, in quanto il bambino è adeguatamente protetto. Anche sotto il profilo psicologico il contatto costante del bambino con la madre non va dimenticato soprattutto nei primi mesi di vita e così pure la sensazione di sicurezza che deriva alla madre dal fatto di poter costantemente avere il controllo del bimbo sia che debba lavorare in casa sia che debba uscire. Del resto nelle prime epoche della vita il bambino è relativamente poco autonomo e perciò il fatto che venga tenuto in una sorta di marsupio costituisce un elemento positivo. Per tutte queste considerazioni non posso che esprimere un giudizio positivo e ritengo che il pediatra possa senz’altro consigliare alla mamma l’uso di questo porta-bebé.’Gradipo’”

Processing un libro importante per i nuovi percorsi creativi digitali

Saturday, May 5th, 2007

Processing è un libro che uscirà nei prossimi giorni
e che ho pre ordinato da qualche tempo


Processing


ha anche un sito dedicato processing.org
scritto da Ira Greenberg

Processing is an open project iniziato da Ben Fry eCasey Reas (UCLA Design | Media Arts). Processing si evoluto dalle esplorazione di idee nel gruppo al Mit Media Lab ‘Aesthetics and Computation Group’

Generare code art
Processing is an open source programming language and environment for people who want to program images, animation, and interactions

Atelier ‘Anilina Labs’ opere maggio 07 M.M a.k.a Bob Desnos

Thursday, May 3rd, 2007

Atelier ‘Anilina Labs’ opere maggio 07
da molto tempo nn fotografavo dei lavori che per un motivo o per l altro
rimanevano sempre poco nello studio i
qui alcuni lavori finiti e alcuni ancora da ultimare con linserimento dell’ ‘objet trouvé‘ l unione della pittura + darà come risultato gli ‘Object Vision’


object vision


object vision atelier Anilina


in questo ciclo di opere è sovrastante l’ uso massiccio di brillantini e/o pitture speciali : interferenziali e/o madreperlate metalliche e tempere a base di olio esenziale di salvia
che rendono la superficie come vellutata quindi sia lucida che opaca
tutto questo fare è poco visibile in foto
cmq qualcosa si puo percepire sapendolo

entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos


entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos



entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos



entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos



entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos


entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos


entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos



entrata atelier \'Anilina Labs\' Mauro Marcenaro aka Bob Desnos

testo critico Andrea. B. Del Guercio to Mauro Marcenaro A.k.a. Bob Desnos

Wednesday, May 2nd, 2007

Mauro Marcenaro.Grandi tele e numerosi supporti di diversa natura, oggetti e
tante piccole cornici, ex-voto e fotografie, raccolte nel grande contenitore
della diversità.

Di Andrea B. del Guercio

Ricordo bene i quadri di questa mostra e raccolti in questo volume, e ne
ricordo soprattutto la loro collocazione che in grande numero invadeva,
quasi per disseminazione, corridoi e stanze di quell’ex padiglione dell’
Ospedale Psichiatrico di Quarto destinato a studi d’artista e
progressivamente ad vitale laboratorio d’arte e terapia.

Fu Claudio Costa, straordinario ed indimenticabile animatore di un’
esperienza complessa e articolata sul rapporto tra l’esperienza dell’arte e
i diversi livelli patologici delle malattie mentali, che mi introdusse, in
occasione di una delle mie visite a quel laboratorio e poi alle successive
attività espositive e museali, e mi mise in rapporto con l’attività degli
artisti che con lui collaboravano, e fra questi con generosità Marcenaro, e
che avevano accolto il suo invito, superando difficoltà diverse, logistiche
e psicologiche, a frequentare operativamente quella realtà complessa,
intrinsecamente dolorosa, ma anche proiettata verso nuove esperienze.

Ed è all’interno, intrinsecamente radicato con il clima esperenziale che vi
si respirava, di cui si viveva uno stato indimenticabile di straniamento e
separatezza dalla realtà e della nostra normalità individuale e collettiva
che si abbandonava, che si perdeva volontariamente di là dal grande cancello
d’ingresso, ancora presidiato, per poi inoltrare la nostra diversa volontà
tra cortili e corridoi ancora avvolti dagli odori inconfondibili di tutte le
cucine, delle colonie e delle carceri, degli ospedali, dei conventi e delle
scuole, affacciandoci dalle vetrate dei grandi padiglioni . all’interno sono
nate tante splendide tele, bandiere e porte, testate di letti e finestre, di
Mauro Marcenaro, e lì, ancor oggi, avremmo amato tornare a vederle per
meglio capirle.

Grandi tele e numerosi supporti di diversa natura, oggetti e tante piccole
cornici, ex-voto e fotografie, raccolte nel grande contenitore della
diversità e che si distribuivano in uno stato di accumulo e di
sovrapproduzione nello studio affidato a Marcenaro; il lavoro mi apparve in
quel primo incontro dettato da uno stato di partecipazione emotiva
fortemente collegata alle particolari condizioni ambientali, alla
inevitabile frequentazione non solo di un clima storico di sofferenza e
dolore, ma anche di una popolazione di degenti e di ospiti, di medici e di
studenti; Marcenaro reagiva a quel clima ed a quelle forti sollecitazioni
con una serie di tentativi costanti di compenetrazione e partecipazione, ne
cercava, quasi ne inseguiva i caratteri, sia quelli estremi che quelli più
segreti e impalpabili, ed attraverso la pittura dava corpo alla ‘bellezza’
di quell’avventura; Claudio Costa osservava con attenzione quell’acceso
stato di partecipazione, e quella stessa mattina mi espresse sia le
preoccupazioni per la durezza psicologica dell’esperienza ma anche
sottolineò quanto nell’insieme il percorso intrapreso fosse importante per i
risultati espressivi e teorici che si andavano configurando.

La produzione di grandi lavori, la scelta di operare attraverso la
confluenza linguistica del colore e del segno, la collaborazione espressiva
tra la pittura ed il collage, l’interferenza tra la superficie ed il sistema
degli oggetti, era già al mio arrivo molto avanzata e ne rimasi fortemente
colpito; il percorso di ricerca e di elaborazione indicava un’artista
fortemente impegnato in una stagione irrefrenabile, sulla quale pensai che
non si doveva intervenire con ipotesi di valutazione e sistemi di giudizio;
allora stimai ed espressi a Marcenaro la necessità di concentrare e non
disperdere quell’energia, suggerivo cioè un orientamento operativo sulla
redazione di una produzione caratterizzata dal dato dell’accanimento, dell’
immersione e dello sprofondamento, dell’implosione in un magma che si
sarebbe auto-elaborato e definito e rivoltato al suo interno; si trattava di
evitare fughe in avanti, proiezione alla scoperta del nuovo, ma speravo in
un’azione di lavoro sull’immobilità nella centralità della materia
esistenziale. Ogni pagina doveva essere, e divenne con grande qualità
espressiva, sempre la stessa pagina, l’immagine essere il giorno uguale a se
stesso, il ritratto nello specchio che si ripete, la minestra nel piatto di
ogni giorno, la mela di ogni stagione.

.

Alcuni anni dopo una di quelle grandi pagine di
pittura-collage-scrittura-immagine, mi fu avventurosamente consegnata e
donata da Marcenaro entrando a far parte attivamente della mia casa e quindi
della quotidianità della mia famiglia; realizzata su un supporto semi
rigido, l’opera si qualifica attraverso un’ampia distesa di un verde prato,
solcato da segni di forza, qualificato dalla tattilità delle sabbie,
caratterizzato dalla forza evocativa di un’immagine sacro-devozionale.

Di quella stagione violenta e dura, di quei processi espressivi
inarrestabili, l’opera rimaneva solo in parte memoria, e nel suo valore
estetico, nella sua natura di opera d’arte, ne va diluendo le tracce più
evidenti, ne rimargina le ferite per acquisire il suo giusto valore di
pittura; la bella pagina di ‘verde’ con l’immaginetta cristiana ha oggi il
sentore di un ‘reperto’ dell’esistere nella quotidianità, dove lo stato di
dolore si placa e si smussa nello sviluppo inarrestabile del tempo, fino a
farsi materia uniforme del tempo e quindi, lungo questo percorso di
digestione, che definiamo maturità, esprimersi nell’abbandono, nel
naufragare nella serenità.

Tornare ad osservare oggi i tanti risultati espressivi di quella stagione,
le decine di opere in mostra, un volume che le raccoglie lungo un processo
di fruizione che sembra ancora inarrestabile, mi suggerisce di intervenire
in questa sede attraverso la messa in evidenza dei valori forti della
produzione , della quantità, e della ripetibilità ,

Ogni singolo lavoro di Marcenaro rappresenta infatti il risultato concluso
su se stesso di uno stato di energia e di passione, di emozione dichiarata e
comunicata, di un messaggio ricevuto e acquisito, di una notizia vissuta;
ogni opera è uno scatto sulla stessa notizia, rappresenta lo stesso accaduto
distribuito lungo lo sviluppo del tempo e nell’arco determinato di una
stagione dell’esperienza esistenziale.

La sovrapproduzione di opere appare simile e corrispondente alla quantità
immodificabile dei secondi rispetto alle ore, degli anni di fronte ai
secoli, ed è nel suo processo di sviluppo che ha origine l’acquisizione di
qualità per sprofondamento, per accanimento; un procedere che affina ogni
passaggio ed ogni frammento, che amalgama e diluisce per raggiungere i
migliori risultati.

Nella ripetibilità del gesto e del frammento, dell’intero procedere
pittorico e della sua corretta gestione, si conferma il senso della ricerca
condotta e dello stato di allarmate verità nella ricezione di ogni
suggestione ambientale, ed ancora con essa si lega il senso dell’autenticità
interiore, della compenetrazione e dello scambio con l’esperienza diversa
del prossimo, di quel diverso tanto simile a noi da essere fratelli.

Di fronte al caleidoscopio di quella stagione assume particolare significato
il tema nella ripetizione della centralità del modulo iconografico a cui si
collega con valore di sottolineatura specifica attraverso la presenza di un’
immagine incorniciata; ogni singolo lavoro, diverso per forma e per colore,
autonomamente caratterizzato da un’attribuzione particolare di frammento, in
realtà contiene e rappresenta il fotogramma unico di quella che fu un’unica
storia animata da tante giornate.

E’ all’interno di questo percorso di bellezza, fatto da energia e
produzione, costruito attraverso la ripetizione e la centralità, che si
svela il valore di sottolineatura, di concentrazione sulla sensibilità e
sulla partecipazione, attribuito da Mercenari alla stabile presenza
iconografica che l’immagine aggiunta, del debole soggetto incorniciato, al
frammento di realtà e soprattutto al reperto tratto dal patrimonio di
immagini sacre; immagini devozionali, già appartenute alla liturgia della
preghiera, che, di fronte all’esperienza della vita se ne fanno interpreti e
compagne.

Andrea B. del Guercio

“>Alcune opere dal 1995 – 2001


Sito www.redenzione.net